La Cantina di Cremisan si trova sulle colline di Beit Jala, nei pressi di Betlemme, in uno dei paesaggi più suggestivi della Terra Santa. Qui, tra vigneti, uliveti e antichi terrazzamenti, la produzione del vino non è mai stata soltanto un’attività agricola: è diventata nel tempo un’opera educativa, sociale e spirituale, profondamente legata alla presenza salesiana in Medio Oriente. Le sue origini risalgono al 1885, quando venne fondata una piccola cantina con un duplice scopo: offrire lavoro alle persone più povere della zona e contribuire all’autosufficienza delle opere avviate da padre Antonio Belloni, missionario italiano impegnato nell’accoglienza e nella formazione degli orfani di Betlemme.
La figura di Belloni è centrale nella storia di Cremisan. Nel 1863 il sacerdote iniziò a prendersi cura dei bambini cristiani più poveri di Betlemme, aprendo orfanotrofi e promuovendo percorsi di educazione religiosa e professionale. La sua missione si incontrò poi con quella di don Bosco: riconoscendo una comune attenzione verso i giovani più fragili, Belloni entrò nella famiglia salesiana, affidando a essa il futuro delle sue opere in Terra Santa. Da allora Cremisan è cresciuta come luogo di formazione, lavoro e cura, ospitando tra il 1957 e il 2007 anche l’Istituto Salesiano di studi filosofici e teologici, frequentato da giovani salesiani provenienti da diverse parti del mondo.
Nel corso dei decenni i Salesiani hanno modellato il paesaggio di Cremisan con pazienza e lavoro: hanno terrazzato i pendii, coltivato vigneti e uliveti, piantato boschi e trasformato la collina in un luogo riconosciuto per il suo valore naturale, agricolo e spirituale. Questa cura del territorio ha contribuito in modo decisivo allo sviluppo della cantina, che ancora oggi rappresenta una fonte di sostegno per attività educative, sociali, ricreative e spirituali rivolte soprattutto ai bambini e ai giovani più svantaggiati del Medio Oriente.
A partire dagli anni Duemila, la Cantina di Cremisan ha vissuto una nuova fase di rilancio. Dopo un periodo di difficoltà produttiva, i Salesiani hanno avviato un percorso di ammodernamento con il supporto del VIS – Volontariato Internazionale per lo Sviluppo, ONG della famiglia salesiana – e con il contributo di esperti italiani del settore. Dal 2008 il VIS ha sostenuto la cantina attraverso formazione del personale locale, miglioramento delle attrezzature, rafforzamento delle competenze tecniche e promozione dei vini sui mercati locali e internazionali. A questo percorso hanno contribuito anche l’enologo Riccardo Cotarella e Stefano Cimicchi, impegnati nel valorizzare l’esperienza di Cremisan in Italia.
Uno degli aspetti più importanti di questa rinascita è stato il recupero dei vitigni autoctoni palestinesi. Il lavoro è nato dalla ricerca dell’enologo Fadi Batarseh, formatosi tra l’Università di Trento e quella di Udine, in collaborazione con l’Università di Hebron e il centro genetico di San Michele all’Adige. L’indagine ha analizzato oltre sessanta campioni provenienti dalla Cisgiordania, individuando ventuno genotipi differenti e portando alla pubblicazione internazionale Molecular Identification and Genetic Relationships of Palestinian Grapevine Cultivars. Dopo diverse micro-vinificazioni, la cantina ha scelto di concentrarsi su quattro varietà: i bianchi Dabouki, Hamdani e Jandali, e il rosso Baladi.
Questi vitigni sono oggi il cuore più identitario della produzione di Cremisan. La linea dedicata alle uve native comprende vini come Baladi, Rosé Baladi, Dabouki e Hamdani Jandali, accanto a etichette più accessibili, vini riserva, distillati, liquori e prodotti non alcolici come succo d’uva, aceto e olio extravergine d’oliva. Parte delle uve proviene dai vigneti salesiani di Cremisan, mentre il resto viene acquistato da piccoli agricoltori locali, contribuendo così allo sviluppo economico del territorio e alla sopravvivenza di una filiera agricola fragile ma preziosa.
Oggi la cantina è gestita dalla Provincia Salesiana del Medio Oriente, proprietaria legale della struttura, con il supporto di Fadi Batarseh, enologo e direttore esecutivo, e di una squadra di professionisti e lavoratori locali. La sua storia recente dimostra come un progetto agricolo possa diventare anche un percorso di autonomia: secondo il racconto del VIS, la formazione di giovani enologi palestinesi, l’impianto di nuovi vigneti e il miglioramento della qualità hanno permesso a Cremisan di tornare a produrre con continuità e di diventare un punto di riferimento per il territorio.
La posizione della cantina, tuttavia, rende la sua attività particolarmente complessa. Cremisan si trova a circa cinque chilometri da Betlemme, in un’area segnata dal muro di separazione, con terreni e struttura collocati in una geografia frammentata. Negli ultimi anni la guerra e le restrizioni agli spostamenti hanno bloccato turismo, vendite ed esportazioni, riducendo fortemente la capacità produttiva e commerciale della cantina. Eppure la produzione continua, anche se a livelli minimi, come segno di resistenza quotidiana e di continuità per chi vive e lavora in questo territorio.
In Italia, il progetto viene raccontato e sostenuto attraverso la campagna Territori diVini, promossa dal VIS per far conoscere i vini autoctoni di Cremisan e, insieme a essi, la situazione del popolo palestinese. Gli eventi di degustazione solidale non sono solo occasioni enogastronomiche: diventano momenti di incontro, racconto e raccolta fondi a sostegno delle opere salesiane in Palestina e in Medio Oriente. Come ricorda il VIS, sostenere Cremisan significa contribuire a scuole, oratori, centri di formazione, parrocchie e attività rivolte a migliaia di bambini, ragazzi, insegnanti e famiglie.
La Cantina di Cremisan è dunque molto più di una cantina storica. È un luogo in cui il vino custodisce memoria e genera futuro; un progetto in cui agricoltura, educazione e diritti umani si incontrano; una realtà monastica e salesiana che continua a trasformare la vigna in lavoro, formazione e speranza. In un territorio attraversato da conflitti e divisioni, Cremisan affida al vino una vocazione semplice e profonda: raccontare la Terra Santa attraverso i suoi vitigni più antichi e costruire, bottiglia dopo bottiglia, un ponte di dignità, incontro e pace.
Cremisan Street.1, Beit Jala – Palestine